“Occident Express” Spettacolo Teatrale

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Sulle agende degli adolescenti spesso si ritrovano frasi che recitano più o meno “non importa arrivare a destinazione, quello che conta è il viaggio”. Occident Express è un viaggio, ma di certo non è uno di quei viaggi che si possono definire romantici o fiabeschi. Si, perché la nostra epoca ci ha abituato ad affiancare alla parola viaggio un altro termine: speranza. Questo perché come dalla notte dei tempi,e  specialmente negli anni che viviamo le persone devono spostarsi e nonostante la modernità riescono a farlo con sempre maggiore difficoltà, incontrando sempre maggiori ostacoli.

Lo spettacolo interpretato, tra gli altri da Ottavia Piccolo, e musicato da Enrico Fink racconta proprio uno di questi viaggi della speranza. 5000 chilometri percorsi da una donna, la protagonista, con sua nipote di quattro anni e con altri disgraziati come loro.

La musica segue questi spostamenti sottolineando le diverse tradizioni culturali dei posti attraversati lungo la rotta dei Balcani. Canzoni come “Fuori dalla strada” o “Notte” testimoniano le radici orientali che si fondono con i confini dell’Europa continentale, testimoniano i momenti in cui si può tirare il fiato dopo le lunghe marce. Attraverso la musica si possono scorgere i mille volti che incontrano lungo il cammino, come quello di Farid ad esempio.

Occident express rovescia la prospettiva citando la rotta dell’Orient Express reso famoso da romanzi come quello di Agatha Christie, facendo sembrare i secoli passati momenti di modernità in cui i confini non erano blindati come lo sono adesso, in cui la paura del diverso ma soprattutto la difesa del proprio piccolo angolo di paradiso porta alle barricate paesi come quelli dell’Europa resi ricchi e prosperi proprio dalla promiscuità tra culture. Il pensiero va all’Italia, porto europeo per eccellenza che ha assimilato influenze di tutti i generi che si possono rispecchiare anche nei vari brani di Enrico Fink. Veri e propri racconti messi in musica, quasi recitati come nel caso di Una cosa che va via.

All’interno di questo viaggio, fatto di tanta musica e altrettante parole ci siamo anche noi, ci sono le nostre paure riflesse negli occhi di chi scappa da un mondo peggiore. Ci sono le nostre radici, nel suono delle tamorre, delle chitarre e delle fisarmoniche. In Occident Express ci siamo noi o quello che potremmo essere noi, perché il viaggio non ci abbandona mai, anche se pensiamo che vivere nello stesso posto tutta la vita sia nel nostro destino tutto ciò può cambiare in un momento, per questo accogliere chi viene da lontano non può essere un atto da mettere in dubbio.

 

Recensione a cura di Raffaele Calvanese
Emotional photo-graphic © Cristina Fusi Montisci

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  1. Pingback: Recensioni al disco Occident express…. – Enrico Fink

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